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Rapporto 2016 del Sindacato mondiale sulla violazione dei diritti nel mondo

Scritto da  Silvana Paruolo
 Pubblicato: 21 Giugno 2016

Fonte: ITUC - L'indice CSI des droits dans le monde

Anche se in situazione di peggioramento, in Europa, i diritti ci sono, e reggono: lo si può dedurre dal Rapporto 2016 - Indice CSI des droits dans le monde 2016 – per cui si rinvia a  http://www.ituc-csi.org/IMG/pdf/survey_ra_2016_fr.pdf  In effetti la Confederazione sindacale internazionale (ITUC), da più di 30 anni, raccoglie dati sulle violazioni della libertà sindacale e del diritto di contrattazione collettiva dei lavoratori, nel mondo.

Per il 2016, qui di seguito le sue principali conclusioni:

• 82 paesi escludono lavoratrici e lavoratori dalla legislazione del lavoro
• in più di due terzi dei paesi, lavoratrici e lavoratori non beneficiano del diritto di sciopero 
• più della metà di paesi privano lavoratrici e lavoratori della contrattazione collettiva
• su 141 paesi, il numero di paesi che rifiutano o limitano la libertà di espressione e di riunione è aumentato, passando da 41 a 50 (vi si sono aggiunti Algeria Camerun, USA e Pakistan)
• su 141 paesi, il numero di paesi in cui lavoratrici e lavoratori sono oggetto di violenza fisica e di minacce è aumentato (passando da 36 a 52) Colombia, Egitto, Guatemala, Indonesia et Ucraina figurano nei nuovi ingressi 
• in almeno 11 paesi (in particolare Cile,Colombia, Egitto,Salvador,Guatemala, Honduras, Iran, Messico, Perù, Africa del sud e Turchia) sindacalisti sono stati assassinati


Per la terza volta, nel 2016, l'ITUC elabora il cosiddetto Indice dei diritti nel mondo.

Questo Indice classifica 141 Paesi, alla luce di 97 indicatori (riconosciuti a livello internazionale) per stabilire dove i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori sono meglio tutelati.


Sulla base di questo Indice ITUC i paesi sono raggruppati in cinque categorie: 

• Violazioni sporadiche dei diritti: 13 paesi (fra cui Germania e l'Uruguay)
• Violazioni reiterate dei diritti: 22 paesi (fra cui Irlanda e Giappone) 
• Violazioni regolari dei diritti: 41 paesi (fra cui Australia e Israele)
• Violazioni sistematiche dei diritti: 30 paesi (fra cui Polonia e USA) 
• Diritti non garantiti: 25 paesi (fra cui Bielorussia,Cina e Nigeria)
• Diritti non garantiti in assenza di Stato di diritto: 10 paesi (fra cui Burundi, Palestina e Siria)


Nel 2016, i diritti risultano indeboliti nella maggior parte delle regioni; e questo è reso ancor più grave da restrizioni alla libertà di espressione e di riunione. Per le lavoratrici e i lavoratori, le situazioni peggiori sono riscontrate nel Medio Oriente e in Africa, con milioni di lavoratori in condizione di schiavitù. 
All'altro lato della scala, ci sono i diritti in Europa, anche se in situazione di peggioramento.

Nel 2016, i dieci paesi peggiori (per lavoratrici e lavoratori) sono risultati essere: Bielorussia, Cina, Colombia, Cambogia, Guatemala, India, Iran, Qatar, Turchia ed Emirati arabi uniti.

In questo gruppo di paesi, la Cambogia (una nuova legge limita ulteriormente la possibilità di negoziare condizioni di lavoro e salari), l'India (con sproporzionatamente violente repressioni poliziesche di manifestazioni di lavoratrici e lavoratori, di cui un gran numero in prigione solo per avere esercitato diritti garantiti dalla legge), l'Iran (con lavoratori in prigione per attività pacifiche) e la Turchia (con funzionari,impegnati in attività sindacali legittime e pacifiche, nel mirino; e attacchi alla libertà di espressione, dopo la recente espulsione di 10 giornalisti esteri e dopo la repressione, ivi incluso giudizio,di giornalisti turchi per “sicurezza nazionale”).

Oltre che nei paesi peggiori, l'ITUC constata un deterioramento dei diritti anche in altri paesi, ivi incluso, l'Indonesia (con repressioni violente – lancio d'acqua, gas lacrimogeni, imprigionamento - di manifestazioni relative ai salari minimi), Montenegro (con sospensione – in caso di fallimento - del diritto del lavoro per imprese in liquidazione giudiziaria, 2 363 nel corso degli ultimi 5 anni) e Paraguay (con un costante rifiuto di registrare dei sindacati).

“Siamo confrontati a un restringimento dello spazio democratico – sottolinea Sharan Burrow, Segretaria generale dell'ITUC – e a un aumento dell'insicurezza, della paura e dell'intimidazione delle lavoratrici e dei lavoratori. L'escalation degli attacchi ai diritti, anche nelle democrazia – in particolare le proposte del governo della Finlandia e la nuova legge sui sindacati al Regno Unito – rileva una tendenza allarmante per lavoratrici e lavoratori. La repressione dei diritti dei lavoratori procede di pari passo con un maggior controllo da parte del governo della libertà di espressione, di riunione, e di altre libertà civili fondamentali. Un numero troppo alto di governi tenta di consolidare il proprio potere, spesso ad ordine delle grandi imprese che,in generale, ritengono che i diritti fondamentali sono incompatibili con la ricerca del profitto a ogni prezzo,

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  • “L'ingresso – nel gruppo dei paesi peggiori - dei quattro nuovi paesi (Cambogia, India, Iran e Turchia) testimonia l'attacco congiunto ai diritti dei lavoratori e ad altre libertà fondamentali.

    “Dobbiamo lavorare insieme per reclamare un miglioramento dei salari, dei diritti e delle condizioni dei lavoratori... I governi devono rispettare i loro obblighi derivanti del diritto internazionale attraverso le norme giuridiche da loro adottate all'OIL (Organizzazione internazionale del lavoro). E devono garantire la responsabilizzazione delle imprese multinazionali - stabilite nel loro paese - per i lavoratori nelle loro attività internazionali e per i lavoratori nel loro paese e all'estero. L’alternativa sarebbe un maggior impoverimento delle famiglie che lavorano e una nuova stagnazione dell'economia mondiale, mentre le persone fanno fatica a pagare le loro fatture quotidiane, incapaci d'investire nell'avvenire dei loro bambini,e di fare acquisti anche modesti”.


    L'Osservatore Romano
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